Tom & Elis

2 dicembre 2009

Tom & Elis in studio

E’ davvero bello vedere due grandi come Jobim e E.Regina dietro le quinte in studio durante la realizzazione di uno dei più bei dischi del 900!

It ‘really nice to see two big as Jobim and Regina E. backstage in the studio during the making of one of the finest records of 900!

admin VIDEO DELLA SETTIMANA/VIDEO OF THE WEEK

Hendrix, acoustic blues

22 novembre 2009

LEZIONI ON LINE/LESSONS ON LINE

22 novembre 2009

LEZIONI ON LINE

Puoi fare lezione on line faccia a faccia con Alessio. Tutto ciò di cui hai bisogno è skype, una webcam e microfono.
Le lezioni hanno la durata di un ora. Per sapere quali sono i giorni disponibili e prenotare le lezioni, scrivi una mail.
Puoi avere un primo incontro su skype senza impegno per conoscersi e parlare delle tue mete didattiche.

1 LEZIONE: €50
4 LEZIONI €160 (Le 4 lezioni vanno fatte entro 60 giorni)

LESSONS ON LINE

You can have 1h lessons face to face. All you need is Skype with the webcam and microphone and you can see and hear perfectly and the advantage that the student can take lessons from home and also at particular times. If you’re interested, send a mail and inform you of my available days.

1 LESSON: €50

4 LESSONS: €160

admin Comunicazioni, Didattica

Tour in Spain

5 luglio 2009

Stiamo partendo per alcuni concerti in Spagna in trio con Rosario Bonaccorso e Dado Moroni ed ho appuntamento con Dado per andare in aeroporto.

Sorgono molti problemi per il mio strumento.Ryan air è diventata molto fiscale e vogliono farmi pagare un altro biglietto.In tutti questi anni di viaggi non mi era mai successo! Alla fine riesco a mettere lo strumento nella cappelliera senza ulteriori problemi.Dopo due ore arriviamo a Valencia dove ci aspetta il promoter per portarci in hotel dove incontriamo Rosario arrivato un po di ore prima. Facciamo il sound ceck e tutto fila liscio.Ho un fender twin al quale collego il mio effetto e la Ibanez GB5. Concerto ottimo, con suono quasi acustico e sala con ottimo sound. Suoniamo un pò di standard, alcuni del repertorio del trio di Oscar Peterson. Suoniamo anche un brano a testa da soli ed io decido all’ultimo cosa fare. Suono “Nuages” di Django. Improvviso praticamente tutto come spesso faccio…butto giu un accordo quasi casuale e poi proseguo da lì come introduzione.

Dopo il concerto andiamo in un locale molto bello sotto il teatro.Bella gente e ottimo cibo.Peccato per un gruppo di piano bar che suona a volumi davvero alti.Impossibile parlare e rilassarsi piu di tanto.

L’ultimo concerto è a Vigo, ai confini col Portogallo, dove arriviamo con due voli, il primo per Madrid dove dobbiamo attraversare tutto l’immenso aeroporto di corsa per non perdere l’altro volo. Arriviamo a Vigo e fa molto freddo per la stagione, piove.

Il giorno dopo suoniamo in un jazz club stupendo dove ha suonato mezzo mondo! Anche quì l’atmosfera è ottima, è pieno e stanno tutti in silenzio. Questa volta da solo decido di fare una medley di due brani composti da due bassisti: “Good bye pork pie hat ” di Mingus e “three views of a secrets” di Pastorius. Medley riuscita, mi piace e la riutilizzerò. Usciamo a fare un giro con alcune amiche del luogo che ci portano in un altro club fino alle 3 del mattino (tanto ormai le ore di sonno sono quasi a zero visto che dobbiamo alzarci alle sei!)

Prendiamo volo per Madrid molto presto e da Madrid volo per Milano perchè per Genova non c’è fino alla sera. A Milano prendiamo l’auto in affitto già prenotata e sono a casa alle 15 circa.

admin Diario di viaggio

18 maggio 2009

Mi piacerebbe sentire che cosa ti piacerebbe sentire in un disco di un chitarrista (formazione, repertorio ecc.) Domanda apparentemente banale ma difficile…

admin Comunicazioni

L’uomo condivide con ogni altro essere vivente due eventi indissolubilmente legati al concetto di vita: nascita e morte.

28 aprile 2009

L’uomo condivide con ogni altro essere vivente due eventi indissolubilmente legati al concetto di vita: nascita e morte. Questi definiscono uno spazio temporale all’interno del quale si realizzano trasformazioni e cambiamenti nell’ individuo e nel contesto in cui esso vive. Uno dei tanti aforismi attribuiti ad Oscar Wilde recita “In ogni istante della vita siamo ciò che saremo, non meno di ciò che siamo stati”.
L’uomo dunque è ciò che è in relazione alle sue esperienze passate e queste con quelle presenti andranno a costruire ciò che egli sarà. Alcuni eventi di per sé comuni alla vita di molte persone, si pensi alla nascita di un figlio, al matrimonio , alla convivenza, ecc., acquisiscono significati diversi in relazione alla propria storia individuale e famigliare. Questi cambiamenti rappresentano eventi nodali e come tali possono contemplare l’uscita di un membro o l’ingresso di uno nuovo all’interno del contesto famigliare e relazionale. Molti sono gli studiosi che si sono interessati a questi temi, alcuni dedicando la propria attenzione all’individuo, altri alla famiglia.  Un contributo determinante in questa direzione lo si deve, in primo luogo, a due sociologi americani, Hill e Duvall, i quali pur considerando “la famiglia come un insieme di cicli di vita individuali, ne sottolinearono l’interdipendenza”2, precisando come ciascuno nel portare a termine il proprio compito evolutivo è influenzato (ed influenza a sua volta) dagli altri membri della famiglia. Il ciclo di vita della famiglia, che è considerato come un insieme di compiti di sviluppo, (obiettivi finalizzati alla crescita in un determinato periodo della vita della famiglia), viene diviso in stadi sulla base degli eventi nodali. Erik Erikson definisce lo sviluppo dell’individuo come il susseguirsi  di stadi distinti caratterizzati da conflitti e crisi che possono essere risolti con successo o meno. Ad esempio, egli sostiene che nel corso del primo anno e mezzo di vita, i bambini si trovano a dover affrontare i propri sentimenti  di fiducia / sfiducia verso quei adulti che rivestono un ruolo importante nel loro mondo; diviene così fondamentale il modo in cui i genitori si prendono cura dei propri figli: più questo è affidabile e regolare, più la propria prole svilupperà fiducia nei propri simili. Allo stesso modo gli adulti, ad un certo punto della loro vita,  dovranno affrontare i propri sentimenti in relazione alla loro “generatività”, al fine di sviluppare o meno un “senso di produttività” centrato sulla famiglia e sul lavoro. Vittorio Guidano sostiene che la criticità degli stadi del ciclo di vita non risieda tanto nell’evento in sé per sé  che li caratterizza e che si verifica, quanto piuttosto nella “capacità dell’individuo di ordinare e plasmare il flusso dell’esperienza in termini di eventi significativi. Il “ciclo di vita individuale” si modella ed evolve nell’ambito più ampio del “ciclo di vita della famiglia” di cui un individuo fa parte. Pertanto il verificarsi di un “evento nodale” (matrimonio, nascita di un figlio, pensionamento, separazione dei genitori, ecc) comporta anche un cambiamento nella “struttura del sistema famiglia” e di conseguenza la necessità di rinegoziare le relazioni tra gli individui che ne fanno parte. Non sempre questo è un processo che individui e famiglie riescono a portare a termine con facilità; a volte è necessario rivolgersi a professionisti con cui ritrovare le risorse individuali e familiari in quel momento non visibili e quindi non utilizzabili. Infine occorre precisare come alcuni eventi siano “previsti o comunque attesi in quanto gli individui sviluppano una mappa mentale del ciclo vitale: essi si aspettano che certi avvenimenti accadranno in certi periodi della loro vita e della vita dei loro familiari”, e si costruiscono una sorta di “orologio sociale” che dice loro se sono a tempo o fuori tempo, se il loro comportamento in vari periodi della loro vita è adatto alla loro età”.

admin Libri

24 aprile 2009

Ho appena recuperato un disco che avevo in cassetta negli anni 80. Si chiama “Diane” di Chet Baker e Paul Bley. Consiglio vivamente questo cd, l’atmosfera e la poesia che trasmettono quì è allucinante, e tutto suonando 4 note! Chet sprigiona umanità, non è pulitissimo tecnicamente ma vi metterà knock out!

admin Dischi ,

Arte e spiritualità

21 aprile 2009

Arte e spiritualità
“Lo conosci il caldo progredire
sotto le stelle?
Lo sai che esistiamo?
Le hai dimenticate le chiavi del Reame?
Sei stato generato tuttavia
e sei vivo?
Reinventiamoci gli dei, tutti i miti dei tempi
celebriamo simboli da vecchie profonde foreste

O gran creatore dell’essere
garantiscici un’ora in più per agire
la nostra arte
e perfezionare le nostre vite
falene e atei son divini due volte
e vicini alla morte
viviamo, moriamo
e la morte non è la fine
maggiormente viaggiamo nell’Incubo.

Dacci una fede
in cui credere
una notte di concupiscenza
dacci confidenza nella notte.
Dà di colore
cento tinte
un ricco Mandala
per me e per te.”

Lo sai quanto pallida e pazzamente tesa e sospesa
giunge la morte in un’ora strana
non annunciata, non pianificata,
come un terrificante ospite in eccesso di amicizia
che ti sei portato a letto
la morte ci rende tutti angeli
e ci mette le ali
dove avevamo spalle
lisce come artigli di corvo.

Qualcuno storcerà il naso e dirà: “com’è possibile conciliare sani valori con quel folle drogato di Jim Morrison”? È possibile, perché Jim è stato una grande sensibilità che, ignorando la strada, si è persa. Da sempre in alcune culture si ricorre all’uso di sostanze psicoattive che causano degli stati alterati di coscienza, analoghi a quello che alcuni grandi yogi sperimentano naturalmente grazie all’addestramento psico-fisico e alla meditazione. Solo alcuni grandi iniziati potevano accedere all’uso di quelle sostanze, poiché non era un gioco adolescenziale per evadere dalla realtà, bensì un modo per penetrarla più a fondo grazie al ricongiungimento con la coscienza cosmica. Ora, non mi sogno neanche di legittimare l’uso di sostanze stupefacenti, ma quel che voglio dire è che Jim Morrison, come molti altri, aveva intuito il limite delle convenzionali percezioni umane, la possibilità di espandere la coscienza, soltanto che non sapeva in cosa consistesse e come fare se non attraverso l’uso della droga che poi lo ha condotto alla morte. Di fatto la droga confermava le sue intuizioni e la necessità di analizzare “il rapporto tra realtà esterna della materia e quella interna dello spirito” (A. Hofmann). Jim era come lo Zorba di Kazantzakis, uno spirito libero che non aveva paura di sperimentare; molto spesso è necessario essere Zorba prima di divenire Budda, perché come afferma Osho Rajneesh solo chi ha il coraggio di seguire i propri impulsi, anche i più bassi, qualora si stanchi di questi avrà altrettanta energia e altrettanto coraggio per seguire i suoi più nobili pensieri, che poi non verranno compresi dalla gente, come prima non era tollerata la sua condotta libera. Osho dice “Budda stesso, arrivò ad essere Budda perché aveva vissuto la vita di uno Zorba”, esistenza che non lo aveva soddisfatto e che lo aveva lasciato con il vuoto nel cuore; “prima o poi, se permettete al vostro Zorba di esprimersi nella sua pienezza più completa, sarà inevitabile che pensiate a qualcosa di meglio, di più elevato di più grande; non sarà frutto del pensiero, ma dell’esperienza, perché quelle esperienze, limitate al semplice piacere fisico, diventeranno noiose” inoltre “Allorché l’anima risvegliata, prenderà possesso del vostro essere, vi renderete conto che quei piaceri non erano neppure un’ombra di ciò che è la vita. Esiste una beatitudine così sconfinata…e quella beatitudine non si oppone, non è in contrasto, né è in conflitto col piacere”. Il nostro Jim, non ha avuto tempo di ritornare su, dopo aver toccato il fondo…ma saluto con gioia ogni coraggioso ribelle, artista o gaudente che abbia negli occhi la luce dell’inquieta ricerca. Gran parte degli artisti creano solo in presenza di grosse tensioni e sofferenze spirituali: l’arte si nutre del dolore degli uomini, e esige dolori sempre nuovi. Per anni ho pensato che l’arte, nelle sue molteplici espressioni, fosse il prodotto più elevato e divino che l’uomo potesse concepire e la facoltà creatrice rendesse l’artista quasi una divinità. Questo lo pensavano anche i neoplatonici ed i romantici…quante cose avrei da dire!!! Poi ho compreso che gli artisti sono grandi sì, ma che ci sono alcuni esseri più vicini a Dio; sono i saggi e gli illuminati di ogni epoca. Gli artisti infatti hanno affinato la sensibilità al dolore e la tensione che ne deriva permette loro di creare grandi opere, nelle quali riescono ad esternare quello che gli altri sentono solo confusamente e intuitivamente. Gli artisti, cioè, hanno compreso la Prima Nobile verità: “la vita è sofferenza” e qui si sono fermati. I saggi, invece, si stanno avviando a realizzare la quarta ed ultima Nobile Verità: “eliminare la sofferenza”.

Alcuni lettori mi hanno chiesto:
“Perché continuare a considerare l’artista e il saggio come due entità separate”?
Cercherò di rispondere:
L’arte è un modo per sublimare il dolore, per ricavarne tutta la sua forza conoscitiva, ed in questo è una preziosa strada verso la “salvezza”. So anche che non tutti gli artisti hanno creato e creano stimolati dalle inquietudini esistenziali, ma che invece creano grazie ad una visione solare e positiva. Tuttavia se parliamo dell’arte con la A maiuscola, quella in cui la geniale espressione formale e stilistica coincide con il messaggio e non si esaurisce in se stessa, molto spesso le opere nascono proprio da una grande tensione spirituale irrisolta: mi riferisco a poeti come Rimbaud, Jim Morrison, Leopardi e Montale, a pittori come Van Gogh, Michelangelo e Caravaggio. E’ vero, il fatto che tale tensione non trovi soluzione non toglie il valore salvifico e conoscitivo dell’arte. Quanto dico è frutto di una mia sofferta evoluzione, poiché ho sempre avuto una spiccata predilezione per gli artisti “maudits”, per tutti coloro che vivevano l’esistenza e l’arte come una ricerca incessante e inquieta del senso delle cose, per chi cercava, non per chi trovava (per questo ho sempre trovato insopportabile la presunzione di Picasso). Non conosco artisti che abbiano trovato questo senso ed è questa “mancanza” la loro forza, ossia l’eroica ricerca incessante e sublimante è la loro forza.Ora ho scoperto anche la grandezza di chi trova, così come ho scoperto il fascino dell’equilibrio, che un tempo trovavo monotona piattezza, staticità e che oggi vedo come provvisoria armonia di forze in conflitto, con tutta l’energia e la tensione che questo comporta. Per “saggio” io non intendo un qualunque ricercatore spirituale, ma gli esseri sulla strada dell’illuminazione: Gesù, Buddha, il Dalai Lama e pochi altri. Solo costoro - e subito dopo vengono gli artisti - ritengo più vicini al vero e alla massima potenzialità umana. Di fatto cercano entrambi la stessa cosa, anche se con mezzi diversi, quindi non ritengo il saggio e l’artista due entità qualitativamente diverse, bensì la stessa entità in momenti diversi della sua evoluzione. Ma a questo punto sorge un’ulteriore domanda: se l’illuminato e l’artista sono la stessa entità in due punti diversi del sentiero conoscitivo al quale è destinato l’uomo, allora l’illuminazione, la saggezza, non lasciano spazio all’arte. Temo che sia proprio così: se l’arte è il frutto più bello delle illusioni umane, la saggezza è la distruzione delle illusioni. L’imperturbabile non ha più niente da dire.
Non a caso un saggio come Krishnamurti sosteneva che è bene concentrarsi sul presente, senza protendere la mente al passato e al futuro, il che farebbe insorgere il ricordo o l’aspettativa e con esso il desiderio e la paura (di rivivere o di evitare una determinata esperienza), ma come potrebbe ciò conciliarsi con l’arte, dal momento che questa nasce da sensazioni, nostalgie, speranze, pensieri? Un bel ritratto dipinto a olio ci travolgerà sempre con il suo fascino di silenzioso racconto di un’intimità appena sfiorata, e magari già vissuta, già passata: la sua immobilità è la tragedia del tempo che scorre.
Una poesia scaturita da una speranza sarà il frutto prezioso di un animo inquieto e immerso nella contemplazione di un tempo diverso da quello presente.
Forse l’autore di quel ritratto o di quella poesia non sarà un saggio, ma benedetta sia la sua mano e il suo cuore! L’arte accende l’anima di domande che esigono risposte e avvolge ciò che ci sfugge nel velo del simbolo, e i simboli ci insegnano a pensare…
*Mandala* sensibilità e senso

admin Libri

La progressione 2-5-1 in minore con alterazioni

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La scala superlocria

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